I migliori flash per Canon: dai modelli economici a quelli professionali

Flash per canon

E’ arrivato il 2019! E con il nuovo anno abbiamo la possibilità di parlare del mondo Canon: uno dei colossi storici della fotografia che ancora fa sentire la sua voce, specialmente quando si parla di obiettivi e accessori.

Vediamo quali sono i migliori flash per Canon, dai modelli più economici a quelli di fascia più alta (fino al mostruoso Profoto D1!), ma prima, come sempre, vediamo perchè un flash è uno dei componenti più importanti di un’attrezzatura fotografica e le numerose motivazioni per le quali ogni fotografo dovrebbe possederne almeno uno.

 

L’importanza del flash in fotografia

Come abbiamo già ripetuto negli articoli sui flash per Nikon e Sony, l’impatto di uno “speedlite” sulla nostra fotografia non risiede tanto nel semplice utilizzo come fonte di luce artificiale in situazioni di scarsa illuminazione, utilizzo che oltretutto si riduce e si ridurrà sempre più a causa dei continui miglioramenti nelle prestazioni ISO dei corpi macchina, evoluzione che rende sempre meno necessario l’utilizzo di un flash anche in situazioni cosiddette “di poca luce”.

Al contrario, la forza del flash risiede nell’essere una fonte di luce che può essere modificata a piacimento nelle sue caratteristiche principali, le stesse caratteristiche che andranno poi a plasmare profondamente l’immagine prodotta.

Essere dotati di un flash quindi, ci permetterà di scegliere la direzione della fonte di luce, la sua intensità, la durezza/morbidezza e la dimensione della fonte di luce stessa, grazie a tecniche come quella del “bounce lighting” o “far rimbalzare la luce”. Vediamole nello specifico insieme agli effetti che hanno sull’immagine finale.

Direzione della luce

La direzione dalla quale la luce arriva al soggetto è fondamentale per due aspetti principali: determina dove verranno proiettate le ombre sul soggetto (e ovviamente, i chiari o “highlights”) e crea maggiore o minore contrasto (e quindi dimensionalità).

In linea generale, una fonte di luce posizionata lateralmente al soggetto crea un contrasto maggiore di una posizionata frontalmente. Insieme al contrasto inoltre, una luce laterale crea anche una tridimensionalità maggiore nelle texture dei soggetti, e viceversa.

Per avere la possibilità di modificare la direzione della luce, oltre ovviamente alle capacità offerte dalla rotazione della testina, sarà necessario avere anche la possibilità di “staccare” il flash dal corpo macchina: ciò che si dice utilizzo del flash “off-camera”. Questa operazione avviene utilizzando dei “trigger”, dei trasmettitori di segnale tra il corpo macchina ed il flash, così da garantirne il funzionamento e, in alcuni casi, anche offrire funzioni aggiuntive come modificare l’intensità del flash direttamente dal corpo macchina.

Intensità della luce

Un’altra possibilità, piuttosto ovvia, che ci offre un flash è quella di poter selezionare la quantità di luce che arriva al soggetto, e di conseguenza di poter modificare le impostazioni di esposizione per effettuare lo scatto che desideriamo o per far fronte a determinate situazioni (ad esempio quando stiamo fotografando un soggetto in rapido movimento).

Poter modificare l’intensità della luce è ciò che permette anche altri due utilizzi tipici di un flash: da un lato ciò che si dice “riempire le ombre“, processo spesso effettuato utilizzando output molto bassi. Dall’altro invece troviamo un processo contrario, quello di scattare con un flash come luce principale in situazioni di illuminazione ambientale piuttosto “alta”: in questo caso il flash verrà impostato ad un’intensità maggiore di quella a cui la luce ambientale raggiunge il soggetto così da catturare, nella nostra esposizione, la sola luce proveniente dal flash evitando, appunto, “contaminazioni”.

Morbidezza/durezza della luce

Un’unità flash, insieme (ma non solo!) ad accessori come softbox e similari, ci permetterà anche di modificare un’altra tra le qualità fondamentali di una fonte di luce in fotografia: la sua morbidezza (softness).

Una luce più morbida crea transizioni più graduali tra chiari e scuri, e quindi ombre dai lati più “sfumati”. Viceversa per luce dura si intende una luce che crea ombre ben delineate e transizioni più nette tra shadows e highlights (appunto ombre e chiari).

Creare una luce più morbida rispetto a quella che si ottiene con un normale flash on-camera senza accessori, o con le comuni luci che troviamo in ogni ambiente chiuso, sarà uno dei miglioramenti maggiormente visibili sul risultato finale, enormemente maggiore di un nuovo corpo macchina o un nuovo obiettivo. Ricordiamoci sempre che la luce è il componente principale della fotografia!

Durata dell’esposizione del soggetto alla fonte di luce

Un ulteriore aspetto che si rischia di trascurare è quello del tempo di esposizione alla luce del soggetto, un concetto piuttosto utile da tenere in considerazione specialmente quando si parla di fotografia di soggetti in movimento.

Come nel nostro stile, cercando di non scendere troppo in tecnicismi distaccati dalla realtà, cerchiamo di esporre il concetto: dobbiamo (o vogliamo) imprimere in un’immagine un fotogramma di un soggetto in movimento, pensiamo ad esempio ad un corridore in azione o una ballerina in aria, e non vogliamo che l’immagine risulti “mossa”.

Solitamente (o, ovviamente, quando non è possibile utilizzare un flash!) in questo caso vorremo impostare una velocità dell’otturatore piuttosto bassa, diciamo 1/1000 (valore totalmente arbitrario), così da ridurre il tempo di esposizione del soggetto e quindi anche l’effetto movimento, che ricordiamo è creato dal fatto che durante il tempo di esposizione il soggetto si muove all’interno del nostro frame, e quindi verranno impressi multipli fotogrammi del soggetto nella stessa immagine, restituendo l’effetto “mosso”.

La procedura però crea due problemi: il primo è che riducendo il tempo di esposizione dovremo necessariamente utilizzare altre impostazioni per immagazzinare più luce, quindi aperture più elevate o ISO più elevati. Il secondo è che, in alcuni casi, le velocità minime degli otturatori non sono semplicemente sufficienti a congelare l’azione.

La soluzione: illuminare il soggetto per un brevissimo tempo e con un’alta quantità di luce, ed è proprio qui che le unità flash corrono in nostro aiuto. I flash infatti sono capaci di emettere quantità di luce “notevoli” in margini di tempo ridottissimi: molti dei modelli di cui parleremo sono infatti in grado di arrivare a durate di 1/20’000 alla minima potenza, durata che quando accoppiata ad una potenza “sufficiente” ci permette di evitare qualsiasi contaminazione di luce nella nostra fotografia, a parte ovviamente quella desiderata: quella del nostro flash.

Utilizzando un flash (nella maggioranza dei casi) il tempo di esposizione non sarà più regolato dalla velocità dell’otturatore, bensì dalla velocità del lampo del flash stesso!

Per riassumere brevemente: un flash ci consente di congelare azioni anche piuttosto veloci illuminando i soggetti per brevissimo tempo e con un’intensità sufficiente ad utilizzare i livelli di ISO più bassi e/o l’apertura desiderata.

Distanza tra la fonte di luce e il soggetto

Un ultima caratteristica della luce, spesso tralasciata, riguarda proprio la distanza tra la fonte di luce e il soggetto. Il comportamento di una fonte di luce infatti varia anche a seconda della distanza tra essa e il soggetto su due qualità principali: fall-off (caduta) e contrasto.

Una fonte di luce posizionata vicino al soggetto, ad esempio, restituirà un falloff molto alto, e quindi una caduta più rapida della luce mano a mano che ci si allontana dalla fonte (o, in altre parole, una transizione molto accentuata tra chiari e scuri), e quindi anche ombre più scure e highlight più chiari.

Viceversa una fonte di luce posizionata più lontano dal soggetto creerà, sul soggetto stesso, un falloff minore, quindi minor contrasto, ombre più chiare e chiari meno luminosi.

Il concetto diventa “antipatico” da interiorizzare quando pensiamo ad un’altra regola fondamentale che abbiamo appreso: allontanando la fonte di luce dal soggetto la sua dimensione (relativa ovviamente al soggetto) si riduce e di paripasso si riduce anche la morbidezza della luce.

Ricapitolando: una fonte di luce più lontana quindi restituisce un minor contrasto tra chiari e scuri con una transizione più dura (o meno sfumata) tra gli stessi. Al contrario una fonte di luce posizionata vicino al soggetto, sarà più morbida (perchè più grande) ma anche dotata di più contrasto!

Cosa cerchiamo in un flash? (Le caratteristiche)

Inizialmente, si potrebbe pensare che le unità flash si assomigliano tutte tra loro nelle caratteristiche principali e che la scelta migliore sia semplicemente investire nel modello più costoso secondo il budget a disposizione, ma questo è vero solo in parte.

Come spesso suggeriamo infatti non esiste una soluzione che sia migliore per tutti, ma diverse soluzioni che rispondono alle diverse esigenze di ciascun fotografo e ad ogni budget, da spese di circa 40€ fino alle migliaia dei modelli di fascia più alta.

La scelta va infatti effettuata analizzando le nostre “abitudini” fotografiche e mettendole in relazione alle caratteristiche principali delle unità flash: è questo il modo migliore per dotarsi di un ottimo modello senza incorrere in spese eccessive. Vediamo quali sono queste caratteristiche.

GN – numero guida o guide number

Con la sigla GN ci si riferisce semplicemente ad un indicatore relativo alla potenza del flash, o per così dire al suo “output”. In linea generale, possiamo dire che un’unità con un GN più alto è un’unità capace di emettere una maggiore quantità di luce, quindi più “potente”.

Per chi desiderasse una spiegazione più tecnica invece, precisiamo che il GN misura la distanza massima entro la quale un flash riesce ad illuminare il soggetto con una corretta esposizione, dato un valore ISO fisso (solitamente 100) ed una distanza tra flash e soggetto anch’essa costante (solitamente, 10′) e, ovviamente, relativamente ad una certa apertura.

Ritornando ai consigli pratici, suggerisco di non scegliere modelli con GN inferiori ai 45/50. Modelli meno potenti infatti potrebbero limitarci in diverse situazioni come illuminare soggetti più lontani o utilizzare quelle tecniche e quegli accessori che inevitabilmente si “mangiano” parte della luce, come utilizzare softbox o quando facciamo rimbalzare la luce su muri o soffitti. La seconda motivazione, inoltre, è che ormai esistono unità con GN maggiori di 50 anche nella fascia economica, come vedremo nella classifica dei modelli.

Range di regolazione della potenza (o output minimo)

La seconda caratteristica, a mio avviso fondamentale, è simile alla prima, ma riguarda l’aspetto contrario: la capacità del flash di arrivare ad output molto bassi (o più precisamente, a durate molto basse).

Nelle unità flash, infatti, quando si abbassa il valore dell’output si sta semplicemente riducendo il tempo del lampo, non la sua intensità. Il valore dell’output è quindi direttamente collegato alla durata del lampo!

Un’unità capace di arrivare a durate del lampo molto basse ci permetterà, quindi, da un lato di scattare anche ad aperture abbastanza ampie senza rischiare di sovraesporre l’immagine e dall’altro di “congelare” soggetti in rapido movimento, fino a poter produrre fotografie perfettamente a fuoco anche di schizzi d’acqua o effetti similari (per un approfondimento, vedere l’articolo dedicato).

In generale inoltre, avere un buon range di regolazione dell’output ci consentirà una versatilità maggiore per poter far fronte a gran parte delle necessità che possono nascere durante uno scatto.

TTL / HSS

Due funzioni piuttosto importanti per uno speedlite, anche se diverse tra loro, sono HSS e TTL, ovvero High Speed Sync e Through The Lens (Metering), funzioni che, quando presenti, ci rendono molto più semplice utilizzare un flash nella stragrande maggioranza delle situazioni.

Il TTL è molto simile ad una funzione di esposizione automatica (un pò come troviamo sui corpi macchina) ma con la sostanziale differenza che l’esposizione corretta non è raggiunta modificando le impostazioni della macchina fotografica, bensì modificando (automaticamente) l’intensità di output del flash stesso.

Come ci suggerisce il nome, l’esposizione giusta è misurata direttamente “through the lens”, quindi attraverso l’obiettivo, e questo non è un dettaglio da trascurare: grazie a questa particolarità infatti, la funzione TTL è in grado di impostare il livello di output “giusto” anche quando il flash non è puntato direttamente sul soggetto, come ad esempio in casi di bounce-light. Il TTL quindi funziona sia quando facciamo rimbalzare la luce, sia quando utilizziamo softbox o diffusori, eccetera.

L’utilità della funzione TTL diviene ancora maggiore per chi è spesso chiamato a scattare molte immagini in situazioni sempre variabili: pensiamo ad esempio ai fotografi di matrimoni.

Attenzione a scegliere un modello con funzione TTL e HSS compatibile per il nostro corpo macchina!

L’HSS invece è di nuovo una funzione a livello “software” (quindi non un componente fisico aggiuntivo), dallo scopo piuttosto diverso ma, come concetto, molto simile a quanto abbiamo già detto sulla caratteristica “output minimo”.

L’HSS, o “High Speed Sync”, permette al flash di raggiungere tempi di lampo molto bassi, che come abbiamo visto significa anche livelli di output molto bassi. Come alcuni avranno già capito quindi, l’HSS ci viene in aiuto in quelle situazioni in cui abbiamo bisogno di output di luce relativamente contenuti, ad esempio per scattare alle aperture più ampie o per bilanciare l’output del flash ad una luce ambientale anch’essa “contenuta” o, come abbiamo già citato, per fotografare soggetti in rapido movimento (anche se su quest’ultimo aspetto esistono delle varianti: le unità flash infatti sono in grado di raggiungere durate molto brevi anche senza funzione HSS, la differenza in questi casi è che il corpo macchina sarà comunque limitato a velocità di otturatore come 1/200 o similari, aspetto che diventa trascurabile quando siamo in studio o in ambienti controllati).

Attenzione: non tutti i corpi macchina sono dotati di supporto per l’HSS, dotarsi quindi di uno speedlite con HSS senza un corpo che possa supportarlo sarà completamente inutile!

Angolo di rotazione della testina

Passando alle caratteristiche “fisiche” dei flash, non possiamo che iniziare col valutare le capacità di rotazione della testa: è proprio quest’ultimo aspetto infatti a influenzare fortemente la possibilità di impostare la direzione da cui vogliamo che la luce arrivi al soggetto.

Gran parte delle unità infatti hanno una testa in grado di ruotare sia sull’asse orizzontale, con angoli che vanno dai 180 ai 360°, e sull’asse verticale con angoli da circa 60 a 97°. Poter direzionare la testina anche “all’indietro” rispetto al corpo macchina è infatti una possibilità molto utile perchè permette, ad esempio, di far rimbalzare la luce lievemente dietro il fotografo, illuminazione molto comune per la fotografia di ritratti, e, più in generale, una versatilità notevolmente più alta.

Testa ruotante su flash Canon EX RT

Zoom

Tutti gli speedlite, inoltre, sono dotati di una funzione di zoom ottico che modifica, in sostanza, il diametro del cono di luce proiettato dal flash. Il concetto è semplice da apprendere se pensiamo che lo zoom è misurato in mm e va di paripasso alla lunghezza dell’obiettivo che stiamo utilizzando (ovviamente, relativamente alla dimensione del sensore): uno zoom di 50mm coprirà la stessa area di un obiettivo da 50mm, evitando in ultima istanza di sprecare luce illuminando aree che semplicemente saranno comunque fuori dalla nostra cornice!

Per noi fotografi still life inoltre lo zoom sarà utile quando combineremo il flash con un diffusore: in questo caso potremo utilizzare lo zoom per impostare l’ampiezza del fascio di luce che arriva al diffusore stesso, plasmando nei dettagli le qualità della luce stessa.

Slave modes o modalità slave

Le funzioni di slave permettono ad uno speedlite di scattare nel momento in cui rileva lo scatto di un altro flash, così da garantire semplicità di utilizzo anche di diverse unità senza dover ricorrere ad un trigger per ognuna. La rilevazione dello scatto è effettuata mediante una cella ottica installata sul flash stesso.

Nella maggior parte dei casi vi sono due modalità slave: S1, S2, e controllano se l’unità scatta nel momento in cui rileva un qualsiasi lampo, o se (nel caso del S2) deve scattare solo quando rileva lo scatto “principale”, ovvero evitando di scattare quando rileva il pre-flash (quello dedicato al metering).

Tempo di ricarica

Alcuni fotografi saranno condizionati anche da un altro aspetto caratteristico di un’unità flash: il tempo di ricarica, ovvero il tempo minimo tra un lampo e l’altro ad un determinato output (molto spesso, si considera il numero di scatti al massimo e al minimo).

Vien da sè che l’importanza del tempo di ricarica è piuttosto variabile da fotografo a fotografo, o da scenario a scenario: avere un tempo di ricarica basso è utile in quei casi in cui necessitiamo di effettuare scatti cosiddetti “a raffica”, ad esempio nella fotografia sportiva o in quella di animali.

Le unità, inoltre, dotate di tempi di ricarica così bassi da poter essere utilizzate con i corpi macchina più professionali sono piuttosto costose (la mia A7R III, ad esempio, arriva a 10 fotogrammi al secondo, che equivalgono ad un tempo di ricarica richiesto di circa 0.1s).

Il consiglio quindi è quello di evitare di investire in unità con tempi di ricarica molto rapidi se non si pratica frequentemente uno dei generi fotografici che richiedono scatti a raffica.

AutoFocus Assist

L’ultima caratteristica che citiamo è anche quella che forse sta diventando sempre meno importante, principalmente a causa dei continui miglioramenti nelle prestazioni di Autofocus dei corpi macchina, ma che si dimostra ancora utile in casi di scarissima luce.

Molti flash infatti sono in grado di proiettare una griglia sui soggetti che coadiuva i sistemi di messa a fuoco automatica e ne migliora, come detto, nettamente le prestazioni in condizioni di poca luce: quelle più difficili per i sistemi di AF.

I migliori flash per Canon (i modelli)

Dopo aver (spero!) chiarito un pò meglio le caratteristiche che cerchiamo in un modello, possiamo valutare più efficacemente ciascuno dei modelli che elencheremo, da quelli più economici ma (come abbiamo visto) dotati di caratteristiche più che sufficienti alla maggior parte degli utilizzi a quelli più professionali a cui si approderà proseguendo con la passione o con una carriera da fotografo, o, perchè no, se già disponiamo di budget più elevati!

Neewer NW-670: un’unità economica di tutto rispetto!

    Il NW-670 è un flash dell’ormai conosciutissima casa produttrice Cinese specializzata in componenti piuttosto economici ma, nella maggior parte dei casi, del tutto funzionali e utili specialmente per chi sta muovendo i primi passi negli aspetti più tecnici della fotografia e non dispone di budget elevati.

    Il modello segue perfettamente la filosofia dell’azienda: a poco meno di 50€ ci offre innanzitutto un numero guida pari a 58 (190ft, 105mm, ISO 100) e compatibilità TTL Canon.

    Il range di regolazione della potenza va da 1/1 a 1/128, in 22 step da 0.3EV l’uno.

    La durata minima è invece 1/20000 (t0.5), una velocità che può consentirci anche di esplorare il genere high speed photography e di congelare soggetti in rapido movimento (come già detto).

    L’unità inoltre è compatibile con i sistemi TTL Canon, supporta il multi scatto (con un tempo di ricarica di 3s alla massima potenza) ed è dotata di slave ottico con modalità S1 e S2. Oltre allo slave ottico, l’NW-670 è anche dotato di ricevitore wireless compatibile con i trasmettitori Neewer e di altri produttori (attenzione a verificare sempre la compatibilità!).

    Tra gli aspetti più in linea con la fascia di mercato economica invece troviamo una testina in grado di ruotare di 270° orizzontalmente e 90° verticalmente, un range del tutto funzionale ma non al pari dei modelli più professionali e lo Zoom regolabile esclusivamente in modalità manuale (tramite lo schermo LCD).

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    Godox TT685-C: il miglior rapporto qualità/prezzo

      Il secondo modello di cui parliamo proviene invece dalla Godox, altra casa produttrice Cinese piuttosto conosciuta per aver “invaso” il mercato con una gamma di prodotti sia economici sia semiprofessionali (ed in alcuni casi anche veri e propri modelli professionali) di ottima qualità e oltretutto in continua evoluzione. Una delle unità flash migliori della Godox è sicuramente il TT685, che nella versione per Canon è chiamato TT685-C.

      A poco più di 100€ infatti ci porteremo a casa un flash di livello semiprofessionale con caratteristiche e funzioni alla pari di modelli ben più costosi, piena compatibilità per TTL e HSS e addirittura un trasmettitore (commander) integrato compatibile anche con i flash Canon. Vediamone le caratteristiche nel dettaglio.

      Il numero guida (GN) è pari a 60 (iso 100, 20mm), con uno zoom che va da 20 a 200mm che è possibile regolare sia manualmente sia automaticamente.

      Il range di regolazione della potenza va da 1/1 a 1/128 in 22 step, e la durata alla minima potenza è di 1/20000 (t0.5), mentre quella alla massima è di 1/300.

      A differenza del modello precedente troviamo, oltre alla piena compatibilità con TTL Canon, anche la funzione di HSS (high speed sync) fino a 1/8000.

      Per quanto riguarda le modalità di controllo remoto di altre unità, troviamo due “chicche” molto interessanti: il TT685-C è in grado di ricevere il segnale sia da altri modelli Godox dotati di commander (o con un trigger) sia dai modelli proprietari Canon. E’ inoltre in grado di controllare altre unità, sia Godox sia Canon, grazie al commander integrato controllabile direttamente dallo schermo LCD dell’unità.
      Il modello quindi permette di controllare o essere controllato da altre unità senza dover ricorrere a trigger o agli slave ottici, che come sappiamo hanno le loro limitazioni intrinseche.

      Troviamo possibilità aggiuntive anche nella testina, ruotabile da -7 a 90° verticalmente (da 0 a 97°) e di 360° orizzontalmente.

      Il tempo di ricarica va da 0.1s al livello minimo di output a 2.3s.

      Come già detto, il modello costa poco più di 100€ e per la spesa rappresenta il migliore tra i flash per Canon per rapporto qualità/prezzo, complice anche il commander integrato e una gamma di caratteristiche piuttosto completa.

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      Godox V860II-C

        Il secondo modello della Godox che vogliamo citare è il V860II, un’unità dalle caratteristiche praticamente identiche al TT685, ma con una caratteristica aggiuntiva da non sottovalutare: il modello è dotato di batteria al litio invece di essere alimentato a normali pile alcaline.

        Il vantaggio di questo tipo di alimentazione non è trascurabile perchè significa due vantaggi principali: da un lato un’autonomia notevolmente maggiore, circa 650 scatti per carica, dall’altro anche tempi di ricarica più veloci, caratteristiche che fanno del V860II-C un modello interessantissimo per fotografi di matrimoni, eventi, e per tutti coloro che necessitano di autonomia elevata e desiderano avere una gestione delle batterie più semplice.

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        Nissin DI700A

          Il Nissin DI700A è un’ottima unità flash presente sul mercato ormai da diversi anni ed è uno dei modelli più interessanti della casa produttrice per qualità e rapporto qualità/prezzo, a nostro avviso però inferiore solo a quello del TT685.

          Il GN è pari a 54 (ISO 100, 200mm), con un range di regolazione dell’output che va da 1/1 a 1/128, ovviamente regolabile tramite LCD.

          Anche la testina ha prestazioni simili ai precedenti, con una rotazione verticale di 97° ed un’orizzontale di 180.

          Anche su questo modello troviamo piena compatibilità per TTL e HSS Canon fino a 1/8000.

          La durata minima è invece superiore ai concorrenti, pari a 1/30000, una velocità sufficiente a congelare praticamente qualsiasi azione, a parte le più rapide come fotografare un proiettile!

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          Canon 600 EX II-RT: prestazioni al top

            Il modello di punta della Canon, complice anche il prezzo, è dedicato a chi non vuole compromessi o ai fotografi professionisti e le sue caratteristiche rispecchiano fedelmente le necessità del pubblico a cui è dedicato, con alcune funzioni aggiuntive rispetto ai modelli precedenti: in primis, prestazioni del 50% superiori al modello precedente negli scatti a raffica e nel tempo di ricarica.

            Il numero guida è pari a 60, con regolazione dell’output che va da 1/1 a 1/128 con incrementi di 0.3fstop.

            Troviamo ovviamente la piena compatibilità per TTL e HSS Canon, con l’aggiunta della trasmissione automatica della temperatura del flash al corpo macchina.

            Nella testina, in grado di ruotare di 360° orizzontalmente e 97° verticalmente, troviamo anche un diffusore incorporato e un set di filtri colorati incluso nella confezione.

            Nell’unità troviamo anche un sistema di ricezione Wireless incorporato e griglia per la messa a fuoco automatica fino a 61 punti.

            Il prezzo, infine, è giustificato anche dalla qualità costruttiva e dalla garanzia di durabilità nel tempo più che affermati già dai modelli precedenti, aspetti che si possono facilmente ritrovare in tutti i dettagli dell’unità, dallo schermo LCD retroilluminato, ai controlli e fino agli utilizzi in condizioni più “estreme”. Come detto, è un modello dedicato a chi non vuole compromessi quando si tratta di illuminazione portatile.

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            Profoto A1: il flash da studio portatile

              Come nella nostra classifica dei migliori flash per Nikon, non possiamo che concludere con uno “speedlite” che è stato definito un “flash da studio portatile”, e dobbiamo dire che la definizione non è per nulla esagerata.

              Iniziamo dalle caratteristiche tecniche: l’A1 è un flash portatile prodotto dalla Profoto, azienda statunitense leader nei prodotti per l’illuminazione fotografica di alto livello, con l’obbiettivo di creare un flash portatile che abbia le stesse (o quasi) potenzialità di un flash da studio.

              Cominciando dalle caratteristiche tecniche, citiamo che l’A1 ha un output massimo di 76W, con un range di regolazione della potenza di ben 9fstop (da 1/1 a 1/256), sia in modalità HSS che non.

              Compatibile sia con TTL che HSS Canon.

              Il tempo di ricarica va da 0.05 a 1.2s, un tempo estremamente veloce soprattutto considerando la potenza dell’unità.

              Quando poi passiamo alla testina ed alla dotazione del modello, ci accorgiamo veramente cosa fa dell’A1 un flash di altro livello: innanzitutto la testina è rotonda, aspetto che da solo modifica profondamente la qualità del fascio di luce emesso e restituisce transizioni più morbide tra chiari e scuri, e quindi luce più morbida e naturale.

              Sempre sulla testina inoltre è installato un attacco di tipo magnetico per l’aggancio rapido della gamma di modificatori di luce creati appositamente per il modello tra cui griglie, diffusori, lenti grandangolari per aumentare la copertura del fascio di luce e gel colorati.

              Anche la batteria al litio, di produzione proprietaria Profoto, garantisce prestazioni al top e tempi di ricarica più veloci.

              Per quanto riguarda le funzioni di comando remoto, sul modello troviamo anche il sistema Air-TTL Profoto integrato con il quale è possibile controllare l’unità in congiunzione con i controller Profoto, gli Air Remote TTL-C.

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